Walter Cianciusi

Avviato fin da giovane al culto delle cose e delle parlate locali sull'esempio del padre, anche lui avvocato e appassionato di studi storici e tradizioni popolari, e salito alla ribalta regionale come d'improvviso vincendo il premio « Teramo » '75 col poemetto Le staggiune de ji sonne, dove la giuria ha dovuto ammirare non solo « l'originale vivacità e felicita delle immagini », ma anche il « respiro » e la « sicurezza del discorso lirico ». Sono, in fondo, gli stessi pregi che si trovano nella precedente raccolta L'ora delle cose (1974), almeno nelle pagine migliori, la dove l'evocazione di cose lontane si tramuta in serena eppur dolente elegia. Che la disposizione lirico-elegiaca sia quella più congeniale a Cianciusi, lo dimostra anche il successo ottenuto al « Premio Lanciano » '77 con i versi di « Settembre » e, soprattutto, il bel volume Parlemene d'amore (1978), uscito nella collana della « Biblioteca di cultura abruzzese » con introduzione di Giuseppe Porto. Questa ultima, francamente, ci sembra una delle opere più belle apparse in questi anni in Abruzzo: opera in cui l'esercizio della parola si fa più sorvegliato e, al tempo stesso, il sentimento si fa più penetrante nel cogliere il rapporto tra l'io e il prossimo e le cose. Ma bisogna aggiungere che Cianciusi ci riserva ancora qualche gradita sorpresa: egli infatti sta tentando, da non molto, il genere della favola in versi e i risultati ottenuti vanno ben oltre gli esempi finora conosciuti in materia, come dimostrano molti altri lavori dati alle stampe.